venerdì 10 maggio 2013

Chapter 7: Whenever - Parte 4


Località sconosciuta

Mentre l'Agente L.C. rimane connesso all'interfaccia dell'elaboratore, gli Agenti L.G., A.M. e F.M. si dirigono con il professor Barrister verso la stanza in cui sono trattenuti gli altri scienziati.
Avventurandosi nel corridoio, gli Agenti si imbattono in una serie di porte, ciascuna identificata da una differente sequenza di ideogrammi: l'Agente A.M. desume che indichino tra le altre "Laboratorio A" e "Locale di sgombero". Secondo la mappa, la stanza in cui sono detenuti gli scienziati è identificato come "Laboratorio di Xenobiologia" e si trova in fondo al presente corridoio.
Lungo il percorso sono presenti finestre, attraverso le quali è possibile vedere l’esterno: il periodo apparente è il tardo pomeriggio di una giornata d’estate, col sole basso sull’orizzonte. Fuori dal laboratorio (che è al secondo piano della struttura) si estende una città abbastanza grande, con parecchi palazzi di nuova costruzione che si alternano fittamente ad edifici in rovina senza soluzione di continuità. I pochi veicoli in circolazione ricordano versioni in varie dimensioni di quello utilizzato dall'individuo nella vallata. L’impressione generale è di estrema siccità (non si vedono alberi) e trasandatezza: si vede un’unica persona a piedi, che indossa una specie di tuta isolante e una sorta di mascherina.

La porta del laboratorio non si apre e l'Agente L.C. riesce infine ad aggirare l’identificazione biometrica della serratura: i colleghi di Barrister sono distesi su dei lettini, e sono tutti connessi ad un’unità centrale per mezzo di cavi impiantati direttamente alla base del loro cranio. I soggetti sono sedati e Barrister suggerisce che sia opportuno portarli fuori utilizzando i lettini.
Per poterli liberare senza arrecare loro danno l'Agente L.C. si interfaccia nuovamente con l’elaboratore ed attua la procedura di sgancio.

Durante il tragitto di ritorno, i soccorritori vengono attaccati da uno dei droni di sorveglianza: gli Agenti L.G. e A.M. riescono a metterlo fuori combattimento, con l'ausilio dell'Agente L.C. che ne disturba il sistema di puntamento.
Nel frattempo anche le guardie di presidio all'edificio sono state allertate e cercano di raggiungere il luogo dello scontro (con qualche difficoltà in quanto gli accessi al livello sono stati bloccati dall'elaboratore centrale).

L'Agente F.M. e il professore riescono nel frattempo a spostare le barelle oltre la soglia del laboratorio e a portarle nella vallata, seguiti a breve distanza dall'Agente A.M.
Nel frattempo l'Agente L.G. ingaggia un ulteriore scontro con il secondo drone, mentre L.C. rileva che qualcuno sta cercando di estrometterlo dal controllo togliendo l'alimentazione alle varie sezioni della struttura.
Alla fine, i due Agenti riescono a ritornare nella vallata appena in tempo prima che la soglia si chiuda per mancanza di energia: questo fatto sconvolge colui che aveva impersonato Dylan, che si rende conto di non poter tornare nel luogo da cui proviene.


Isola sconosciuta, 26.57°S 175.20°E (Image courtesy of Google Maps)

Utilizzando il veicolo, rimesso in funzione dagli Agenti V.F. e N.S., il gruppo intraprende il cammino di ritorno verso il passaggio nella roccia, sollecitato dal fatto che la soglia possa riaprirsi da un momento all'altro.
Durante il percorso il gruppo subisce un nuovo attacco ad opera di un grosso rettile, che viene prontamente abbattuto.

Attraversato il passaggio e tornati al campo base, il professore istruisce gli Agenti affinché chiudano il portellone e spengano il generatore, sigillando di fatto l'accesso alla vallata.
Nel momento dello spegnimento dell'impianto, alcuni astanti soffrono un malessere momentaneo. L'Agente A.M. ha una strana sensazione: per alcuni secondi gli sembra che il campo e gli altri presenti siano svaniti, mentre continua a vedere l'isola.
Con i telefoni e le radio ora perfettamente funzionanti, gli Agenti contattano il pilota dell'idrovolante e McGraw per farsi mandare soccorsi e trasportare gli scienziati dove possano essere curati.

Nel frattempo Barrister spiega agli Agenti che l'impianto realizzato nell'isola è una macchina del tempo a tutti gli effetti, con la quale il professore è riuscito ad aprire un passaggio verso la preistoria.
Dal canto suo, “Dylan” dichiara di chiamarsi Fforbes Davïs, e di essere un ricercatore del XXIX secolo, come il suo collega Rico24 Yangvic che guidava il veicolo ad antigravità: lavorando su un progetto analogo a quello di Barrister, i due si sono “sintonizzati” sulla frequenza del tunnel aperto dal team del professore, e come conseguenza è stato creato un varco temporale tra la preistoria e il 2882, anno da cui provengono. La città in cui è situato il loro laboratorio è l'attuale Sydney.
Pare che, a causa del progressivo sovraffollamento della Terra e del crescente inquinamento, all'inizio del XXVII secolo l’aria e l’acqua saranno definitivamente compromesse ed avvelenate: a causa di ciò, praticamente tutte le specie animali si estingueranno. Due secoli dopo la situazione è decisamente migliorata, e le condizioni di alcune aree del pianeta permetterebbero il graduale reinserimento degli animali: i due scienziati hanno quindi concepito un piano per viaggiare a ritroso nel tempo e procurarsi i capi necessari delle specie estinte, per ripopolare l’ecosistema.
Dopo aver attraversato il passaggio fortuitamente aperto dal progetto di Barrister, Davïs e Yangvic si sono imbattuti nella squadra di mercenari di Bregovic e Raskovic, con i quali hanno stretto un diabolico piano: in cambio della tecnologia del XXIX secolo, i malviventi avrebbero ceduto loro esemplari di animali del XXI secolo.

Barrister, come del resto McGraw, sostiene la necessità di far tornare i due nella loro epoca, ma informa che non si può fare nulla al momento in quanto tutte le apparecchiature di controllo presenti sull'isola sono state distrutte e la galleria è sintonizzata in modo fisso sulla preistoria: del resto, riattivando il passaggio c'è il rischio che anche la soglia del 2882 venga riattivata (da quanto asserisce Davïs essa non può funzionare se il "faro" costituito dall'impianto di Barrister è spento) favorendo l'accesso di ulteriori uomini del futuro nella nostra epoca.

Per questo quindi i feriti e i prigionieri vengono trasportati in apposite strutture dell'Agenzia Delta, e in seguito il professore lavorerà per realizzare un nuovo passaggio temporale che consenta di ricondurre i due nel 2882.

Fine episodio...

giovedì 2 maggio 2013

Chapter 7: Whenever - Parte 3


Isola sconosciuta, 26.57°S 175.20°E (Image courtesy of Google Maps)

Gli Agenti partono alla volta delle coordinate ottenute dalla scatola nera dello yacht: a tale scopo partono dalla Nuova Caledonia con un idrovolante equipaggiato con due canotti.
Sorvolando il punto stabilito, si nota effettivamente un'isola circondata da alte scogliere e dominata da un massiccio cratere vulcanico, il cui cono accoglie le acque di un lago.

Depositati dal pilota in prossimità dell'isola, gli Agenti approdano nell’unica insenatura che pare offrire un accesso praticabile. Dalla spiaggia si diparte una strada in terra battuta che si inoltra nella foresta verso l’interno: dopo alcune centinaia di metri si raggiunge una radura in cui sono presenti alcune costruzioni prefabbricate.
Poco distante, sul lato opposto dello spiazzo, campeggia una cabina elettrica, nei cui pressi è presente una jeep.
All’estremità della radura è presente una scala di accesso ad un portellone metallico incastonato nel fianco della montagna.
L’intera area è deserta.

La prima costruzione ospita una sorta di dormitorio con letti e armadietti in numero sufficiente per ospitare 6 persone: essi appaiono vuoti e in ordine. In seguito ad un’accurata ispezione, l'Agente L.C. rinviene uno scarponcino da donna macchiato di sangue sotto uno dei letti.
Il medesimo scenario di ordine surreale si presenta nel successivo edificio, adibito a cucina e sala da pranzo: i piatti e le tazze sono accuratamente impilati e le pentole sono pulite. La dispensa è vuota.
Il calendario appeso alla parete è fermo a 5 mesi prima: il mercoledì dell’ultima settimana è cerchiato e reca la dicitura “partenza”. Sulla bacheca accanto al calendario campeggia una foto che ritrae il prof. Barrister con altre 5 persone: una donna e quattro uomini, di cui un militare. Quest’ultimo (dalle cui mostrine si deduce essere un maggiore dei marines) e uno degli altri sono ritratti in una ulteriore foto a bordo di una nave.
Dai messaggi in bacheca si desumono i loro nomi di battesimo: Lorraine, Dylan, Peter, Tim e Don.
Da un esame accurato della scena, l'Agente A.M. rileva alcuni fori di proiettile nel pavimento: il bossolo recuperato indica che è stato causato da un fucile d'assalto di fabbricazione occidentale.

La terza costruzione è invece un laboratorio che doveva essere dotato di server e pc di ultima generazione, ma è stato completamente devastato e dato alle fiamme: dall'hardware inservibile, l'Agente L.C. recupera comunque un disco rigido.

L'Agente A.M. esamina la jeep e ne deduce che sono stati asportati componenti fondamentali del motore. Senza gli adeguati pezzi di ricambio il veicolo è inutilizzabile.
Affrontando un disagevole percorso di scalata, l'Agente L.C. riesce a raggiungere la sommità del cratere: il cono vulcanico è circondato da una schiera di elementi simili ad antenne leggermente inclinate verso l'interno. Il cavo che collega i dispositivi scende quindi a valle per raccordarsi alla cabina elettrica.

Alla base della montagna, e raggiungibile attraverso un ponteggio situato all’estremità dello spiazzo che ospita gli edifici, si trova un grande portellone metallico, chiuso ermeticamente, la cui serratura prevede l’utilizzo di una combinazione elettronica: non c'è modo di aprire il portello in mancanza di energia elettrica.
L'Agente V.F. procede alla riattivazione del generatore, e l'Agente L.C., interfacciandosi con il sistema di identificazione, riesce a sbloccare il portellone.

Davanti agli Agenti si presenta un tunnel ricavato nella roccia, che procede verso l’interno della montagna: le sue pareti sono percorse da tubi, luci fluorescenti e componenti elettronici che producono un forte ronzio. Ad intervalli regolari sono presenti “anelli” metallici che sorreggono la struttura.
A causa del forte campo elettromagnetico presente all'interno della galleria, gli Agenti risentono in varia misura di una sensazione generalizzata di malessere: in particolare, l'Agente A.M. avverte una sensazione di nausea e mal di testa particolarmente pronunciato.

All’uscita dalla galleria gli Agenti si trovano in una lussureggiante vallata, dal clima tipico delle foreste tropicali: l'Agente N.S. riconosce in essa le caratteristiche dell'ambiente che le era apparso nella visione.
Gli apparati radio e i cellulari non funzionano e gli Agenti si rendono conto che a giudicare da quanto visto all'esterno, il luogo in cui si trovano adesso dovrebbe essere localizzato sulla verticale delle acque del lago vulcanico: invece, guardando in alto, si vede il cielo aperto.

I ragionamenti degli Agenti vengono interrotti dal rapido approssimarsi di una creatura: si tratta di un grande rettile simile ad un velociraptor preistorico, che sferra un attacco. Grazie alle armi da fuoco gli Agenti riescono ad aver ragione dell'animale uccidendolo.
A quel punto sentono una voce provenire da un'altura alle proprie spalle: voltandosi, essi individuano un anziano con barba e capelli incolti che indossa una tuta da lavoro logora e squarciata. L’uomo si qualifica come il professor Barrister, e sostiene di essere rimasto imprigionato nella vallata da alcuni mesi, mentre con la sua squadra cercava rifugio dall’attacco sferrato da un gruppo di mercenari (con accento dell’Est europeo). Lo scienziato ha perso contatto con i colleghi poco dopo essere entrato nella vallata, quindi non ha idea di quale sia stato il loro destino.
Provando a ritornare al campo, ha trovato il passaggio chiuso e pertanto ha dovuto adattarsi a sopravvivere nascondendosi nella vallata. Alcune settimane più tardi ha visto alcuni membri del gruppo di assalto transitare trasportando alcuni animali in gabbia, accompagnati da un altro paio di individui decisamente alti e longilinei dal colorito pallido.

Mentre tentano di tornare col professore verso il campo base, gli Agenti si accorgono di un altro uomo (nelle stesse condizioni di Barrister ma decisamente più giovane) che sta correndo verso di loro invocando aiuto: il professore lo identifica come Dylan, uno dei fisici che lavoravano con lui. Il giovane richiede l’aiuto degli Agenti e del professore per liberare gli altri componenti della squadra che sostiene essere imprigionati “dall’altra parte”.
Dylan afferma di essere riuscito a scappare quando il varco si è riattivato, e conduce gli Agenti e Barrister in una parte della foresta in cui si staglia un’apertura nella roccia simile a quella da cui si accede alla vallata: a differenza di quest’ultima, però, non si tratta di un tunnel già esistente nella roccia, ma pare un "passaggio" con i bordi frastagliati proiettato sulla parete di roccia. Barrister ipotizza che sia un passaggio generato per “riflesso” o per “risonanza” rispetto a quello originale.

Osservando Dylan, però, il professore si insospettisce del fatto che il giovane (che è mancino) maneggi attrezzi e bastoni con la destra e lo accusa pubblicamente di essere un impostore: a questo punto dagli alberi spunta un veicolo circolare che si muove fluttuando a mezz’aria, guidato da un individuo alto ed emaciato, dalla carnagione pallida. Costui emette un raggio (quello che l'Agente N.S. aveva visto nella propria visione) e tiene sotto tiro gli Agenti con un’arma fissata al proprio polso: nel frattempo “Dylan” si trasforma, rivelando un aspetto molto simile a quello del conducente del veicolo, dotato di un’arma analoga. Gli Agenti notano che entrambi sono vestiti con una tuta del tutto identica a quella del mutaforma che a suo tempo aveva ucciso Derek Dryden.
Approfittando di un attimo di distrazione causato dall'arrivo di due creature volanti simili a pterodattili, gli Agenti riescono ad abbattere il veicolo e ad immobilizzare i due individui (il conducente del veicolo sviene nella colluttazione).

Il professor Barrister richiama gli Agenti sulla necessità di provare a salvare gli altri membri della sua equipe. Dopo aver legato i due strani individui ed averli affidati all'Agente A.M., gli altri varcano la soglia, che conduce all’interno di un laboratorio costellato di strane apparecchiature elettroniche. Il passaggio stesso è generato da una struttura elettronica a forma di anello al centro della stanza. La luce nell’ambiente è decisamente soffusa, e su un lato della stanza si apre una porta che si affaccia su un corridoio illuminato. Avvicinandosi alla porta, l'Agente L.G. ne causa l'apertura automatica.
Non sono visibili interfacce di interazione con gli elaboratori della sala, a parte una proiezione olografica che fluttua al di sopra di alcuni componenti: la lingua in cui sono scritti i contenuti che si intravedono è abbastanza simile all’inglese, anche se con alcuni termini e forme ignote. Sono presenti anche strani simboli, che potrebbero essere ideogrammi derivati da qualche tipo di scrittura orientale.
L'Agente L.C. riesce ad interfacciarsi all'elaboratore, e viene trasportato in una sorta di realtà virtuale, nell’ambito della quale accede a svariate informazioni sull’edificio, tra cui una mappa del medesimo e anche alcune viste dei vari ambienti, tra cui una specie di laboratorio in cui tre uomini e una donna sono collegati a delle apparecchiature.
L’analisi delle altre stanze rivela che il complesso è poco frequentato: in uno dei corridoi si vedono tuttavia procedere un paio di dispositivi fluttuanti che hanno tutto l’aspetto di droni di vigilanza.

(fine Parte 3 - continua...)