lunedì 9 luglio 2012

Chapter 6: The Plexus - Appendice


Mosca, Russia. (Image courtesy of Wikipedia)

Incuriositi dalla somiglianza tra il Capitano Budarin e l'Agente Jackson, gli Agenti decidono di compararne il DNA: a tale scopo, l'Agente L.C. sottrare un bicchiere utilizzato dal militare russo.

In attesa di tornare negli Stati Uniti, gli Agenti cercano di iniziare a decrittare i quaderni reperiti presso la struttura di Novosibirsk: l'Agente V.F. riesce a identificare la chiave, e ad ottenere una parziale trascrizione che appare essere un misto di russo e tedesco.
Con l'aiuto di Henshaw riescono a interpretare alcuni brani del testo, in cui viene riportato che la struttura risale agli anni della Guerra Fredda, e che il professor Zakharov ha cercato di continuare gli esperimenti effettuati da un tal dottor Erwin Peis negli anni '50 (le frasi in tedesco sono riportate da note originali di quest'ultimo).

Il contenuto dei quaderni comunque è strettamente tecnico e richiede un approfondimento da parte di esperti, ragione per la quale gli Agenti rimandano ogni ulteriore indagine al loro rientro a Washington.


Washington DC, USA. (Image courtesy of Wikipedia)

Messo al corrente McGraw di quanto accaduto in Russia, gli Agenti attivano il personale scientifico dell'Agenzia allo scopo di dissipare i dubbi sugli elementi oscuri della vicenda.

L'Agente L.C. riesce ad intrufolarsi nel sistema informativo dell'Homeland Security e a reperire le impronte digitali dell'Agente Jackson: il confronto con quelle presenti sul bicchiere sottratto a Budarin è negativo. Non si tratta pertanto di un clone.
Una verifica sul DNA, invece (grazie ad un campione di materiale genetico dell'Agente Jackson conservato negli archivi dell'Agenzia) rivela una identità pressoché totale, confermando l'ipotesi che si tratti di fratelli se non addirittura gemelli.

I dati sul Capitano Budarin trovati dall'Agente L.C. indicano come data di nascita il 15/01/1978, ossia quasi due anni dopo Neil Jackson (la cui scheda riporta 05/03/1976)...ma gli Agenti ipotizzano si possa trattare di un errore di trascrizione o, più probabilmente, qualche mistificazione.

Attraverso canali preferenziali, l'Agente V.F. riesce invece a recuperare informazioni sul dottor Erwin Peis (nato a Stoccarda il 07/09/1916 e di cui non si hanno notizie dall'aprile 1948), che spiegano anche il perché negli archivi delle agenzie si trovino pochi dati su di lui.
Il dottore prestò la propria opera durante la Seconda Guerra Mondiale presso un paio di campi di concentramento minori, ma non si rese mai protagonista di eventi particolari che possano averlo portato alla ribalta della cronaca. Di fatto fu
condannato ad una pena detentiva di moderata entità dal tribunale di Norimberga, e fu proprio durante un permesso per buona condotta che svanì senza lasciare traccia.

La traduzione completa degli appunti del professor Zakharov fornisce ulteriori informazioni sulla vicenda.
L'impianto di Novosibirsk era stato realizzato sotto la supervisione della Smersh, l'agenzia di controspionaggio fondata e organizzata nei primi anni '40 da Stalin.
Durante l'avanzata dell'Armata Rossa verso Berlino, gli agenti Smersh cercarono di catturare il maggior numero di medici e scienziati nazisti: questo ordine proveniva dallo stesso Stalin, affascinato dai racconti di fantomatici studi arcani da parte dei nazisti.
A causa di esperimenti non meglio descritti riguardanti cadaveri, il dottor Peis fu individuato e successivamente portato in Unione Sovietica per un progetto legato al prolungamento della vita del dittatore.
Nella notte del 2 febbraio 1953, tuttavia, una squadra del GRU-SV8 (il medesimo dipartimento cui appartengono il Capitano Budarin e il Tenente Colonnello Rukov) penetrò nella struttura e assassinò il dottor Peis e tutto il suo staff.

Le ultime annotazioni di Zakharov sono relative al mattino del giorno in cui gli Agenti hanno fatto irruzione nel laboratorio, e riguardano proprio le strane creature incontrate nella galleria, le quali, secondo quanto dedotto dagli appunti di Peis, sono cavie sottoposte ad esperimenti falliti sul prolungamento della vita, che hanno sviluppato caratteristiche e comportamenti ferini.

(fine Episodio)

lunedì 25 giugno 2012

Chapter 6: The Plexus - Parte 3


Novosibirsk, Russia. (Image courtesy of Wikipedia)

Mentre si stanno dirigendo alle scale, gli Agenti vengono avvertiti via radio da Henshaw, che è stato contattato sull'apparecchio di comunicazione che era in dotazione alla guardia uccisa: due guardie stanno salendo perché una di esse è ferita, e non parlano russo ma tedesco.

Convenientemente riparati, gli Agenti affrontano i due, mettendone subito fuori combattimento uno (dopo che questi ha tentato una reazione) e disarmando il ferito (il quale presenta una brutta lacerazione alla gamba sinistra, come se fosse stato aggredito da un animale feroce).
Nonostante l'Agente F.M. riesca ad interrogare l'uomo, questi non è in grado di fornire dettagli su quanto sta succedendo ai piani inferiori, salvo un laconico "Moriremo tutti qui dentro!".

Dopo aver legato i due, gli Agenti passano al livello successivo della struttura, di dimensioni leggermente inferiori, che ospita l'infermeria, le celle frigorifere dei viveri, i pannelli elettrici del livello e alcuni laboratori in disuso.



Scendendo ulteriormente, il terzo livello (di dimensioni ancora minori) contiene il generatore con i rispettivi serbatoi, e altre fonti di sostentamento quali i depuratori d'acqua, la caldaia e gli impianti di ventilazione.



Nel locale dell'impianto elettrico le pareti sono coperte di pannelli che rappresentano i controlli elettrici di ciascun livello. Le iscrizioni sono in cirillico.
Di particolare interesse è l'armeria, di cui l'Agente A.M. riesce a forzare la porta: al suo interno sono presenti varie casse di granate russe, tre lanciafiamme di fabbricazione tedesca e una rastrelliera di fucili russi ben oliati e avvolti in pelle di foca, con le rispettive munizioni conservate in cassette riempite di paglia. La maggioranza delle armi risale agli anni '50, ma è comunque perfettamente funzionante.
Nel locale sono presenti anche armi più recenti, evidentemente introdotte dagli attuali occupanti della base: si tratta di una decina di mitragliatrici AK-47.

Mentre stanno esaminando le armi, gli Agenti notano una guardia giungere dal livello sottostante e correre verso i piani superiori, per ridiscenderne allarmato poco dopo, mentre gli Agenti stanno uscendo dall'armeria.
Si origina un conflitto a fuoco (nel vero senso della parola, visto che l'Agente L.C. brandisce un lanciafiamme) al termine del quale la guardia viene uccisa, e la sua radio viene requisita dall'Agente F.M.

Gli Agenti proseguono quindi verso il quarto ed ultimo livello, che è di struttura diversa dagli altri.



Non c’è uno spazio di lavoro comune centrale: la scala si apre in un atrio, a metà del quale si trova una porta sigillata, con i cardini non a vista. All’estremità del locale c’è un passaggio protetto da una doppia serie di porte.
Accanto alla porta a metà del corridoio campeggia un pannello elettronico di recente installazione, evidentemente utilizzato per autorizzare il personale all'ingresso. L'Agente L.C. prova a forzarne la protezione, ma senza risultato.

Seguendo la fonte dei rumori, gli Agenti si dirigono verso il passaggio all'estremità del corridoio: esso conduce ad un intrico di caverne naturali e cunicoli artificiali scavati nella roccia. Accanto all’ingresso sono accatastate pile arrugginite di piastre di metallo, sacchi di cemento, tubi di condotte e spole di cavi.

Dopo qualche metro all'interno del cunicolo, gli Agenti individuano in terra i resti orrendamente mutilati di quello che pare essere uno scienziato, dilaniato in una pozza di sangue: perquisendo il cadavere, l'Agente N.S. recupera un badge.
Poco dopo, alzando lo sguardo verso il fondo della galleria, gli Agenti potranno vedere il presunto autore del massacro: un raccapricciante ominide dalla pelle bianchissima, dagli occhi rossi e dai denti affilati, che indossa stracci che sono evidentemente il residuo di vecchi abiti logorati e consumati dall’uso intensivo.
Dopo aver considerato gli Agenti, si muove nella loro direzione inizialmente in modo guardingo, decidendo poi di lanciarsi verso di loro minacciosamente.

L'Agente L.C. riesce a mettere in fuga l'essere con una fiammata della propria arma, e nel frattempo l'Agente A.M. affronta una nuova guardia armata comparsa dalla doppia porta.
Dopo un breve conflitto durante il quale l'uomo viene disarmato, gli Agenti lo minacciano di lasciarlo in balia degli ominidi a meno che non si decida a condurli oltre la porta securizzata e a rivelare quanto sa.
La guardia, inizialmente riluttante, acconsente a condurli in quello che lui stesso definisce un laboratorio, mentre afferma che le creature dovevano già essere presenti prima del loro arrivo, poiché nessuno ne sapeva nulla prima di stamattina.

Entrando nell'area riservata, gli Agenti notano una decina di persone col camice (la quasi totalità delle quali parlano russo), alcune delle quali stanno curando una guardia da una ferita al braccio: quest'ultima accenna una reazione ma si rende subito conto di essere in svantaggio.

L’ambiente è costituito da un ampio corridoio che costeggia la parete esterna del livello, curvando per poi sparire alla vista.



Il resto del locale è occupato da tavoli d’acciaio disposti con precisione militare, e da vetrinette che alloggiano recipienti di vetro, provette e strumenti medici. Una di esse contiene pile ordinate di quaderni, disposte su due scaffali: i quaderni, requisiti dall'Agente F.M., sono scritti in codice.
Sul lato sinistro del corridoio circolare, i pannelli d’acciaio sono interrotti da alcune finestre che danno su uffici, da porte sigillate e da portelli aperti: attraverso uno di questi si scorge una stanza piena di gabbie, mentre in un’altra stanza sono presenti grandi forniture da campo.

Le gabbie di metallo sono celle di detenzione, dotate di un'unica parete sul retro: le loro uniche dotazioni sono una branda d'acciaio (senza materasso) e un secchio arrugginito, evidentemente utilizzato come surrogato di servizio igienico.
Il corridoio interno del livello si apre su un ufficio arredato con scrivanie, scaffali e vetrinette di mogano.

Inserite nella parete esterna a intervalli regolari ci sono 50 celle verticali alte circa 2,5 m: spessi tubi di gomma e condotti contorti partono dal pavimento e dal soffitto e collegano le varie celle, dotate di spesse finestre di vetro coperte da uno spesso strato di ghiaccio. Da una decina di celle più vicine all’entrata il ghiaccio è stato raschiato via e le lampadine ne illuminano l’interno, colmo di ghiaccio azzurro limpido: all’interno di ciascuna cella c’è un essere umano nudo incastonato nel ghiaccio, con la faccia contorta in spasmi di agonia.
Presso ogni cella è presente una leva connessa ad un pannello di controllo.

In quel momento uno degli scienziati si presenta come il professor Zakharov, e dichiara di essere il responsabile della struttura: si rivolge agli Agenti sprezzantemente in perfetto inglese anche se mantiene il più stretto riserbo su quali siano gli obiettivi del laboratorio.

Dopo aver raggruppato le persone presenti nel laboratorio, e facendo attenzione a eventuali rumori provenienti dal labirinto, gli Agenti si muovono verso la superficie: giunti all'imbocco della rampa che dal secondo porta al primo livello, vengono avvisati da Henshaw che sta arrivando gente dall'esterno e che lui stesso sta entrando nella struttura.

Una decina di persone armate fa irruzione nella base mentre gli Agenti stanno sbucando sul piano superficiale: il capo (che l'Agente A.M. identifica come chiaramente americano) intima al gruppo di abbassare le armi, apostrofandoli "Ah, ecco gli Agenti Delta!"
Come azione diversiva, l'Agente A.M. lancia una delle granate recuperate in armeria, mettendo fuori combattimento 5 oppositori, ma causando nel contempo danni anche all'Agente F.M.
Ne segue uno scontro a fuoco, al termine del quale solo il capo degli aggressori rimane in piedi.

A quel punto un nuovo gruppo armato fa il suo ingresso nella base: si tratta di una trentina di soldati in parka bianco, contrassegnato dall'acronimo ГРУ (ossia GRU: Glavnoye Razvedyvatelnoye Upravleniye - Direttorato principale per l'informazione, servizio informazioni delle forze armate Russe).
Essi procedono a scortare fuori e far salire su appositi SUV tutti i presenti, e quindi a minare tutta la struttura.

Mentre il gruppo si allontana, il Capitano Viktor Budarin spiega a Henshaw che l'americano catturato non è altri che un Agente CIA, Craig Teague, che il GRU stava tenendo d'occhio già da tempo.
Il professore, invece, è Prokhor Zakharov, il più giovane titolare di cattedra che la D. Mendeleev University of Chemical Technology of Russia di Mosca abbia mai avuto. È laureato in chimica, ingegneria elettronica e biologia. Il suo IQ è 190.

Durante questo colloquio, l'Agente A.M. nota un aspetto sconvolgente: eccettuata la folta barba e una profonda cicatrice sotto l'occhio sinistro, il Capitano Budarin è perfettamente identico all'Agente Neil Jackson, il braccio destro dell'Agente Carver dell'Homeland Security...


Mosca, Russia. (Image courtesy of Wikipedia)

Gli Agenti vengono scortati dal superiore del Capitano Budarin, il Tenente Colonnello Maksim Rukov.
Costui afferma di aver conosciuto il defunto Agente Greenberg della CIA nel 1991, durante un'indagine relativa ad un traffico di "snuff movie", e di aver mantenuto regolari contatti da allora.
Per questo è stato avvisato (tramite un messaggio in codice sulla propria segreteria) dell'obiettivo degli agenti deviati di Teague, e ha inviato sul posto la squadra del Capitano Budarin.
La struttura, vista anche la minaccia rappresentata dalle feroci creature nel sottosuolo, è stata smantellata, e gli scienziati sono stati trattenuti per essere interrogati.

Dopo i ringraziamenti per l'importante ruolo nella missione, agli Agenti vengono restituite le proprie armi, e viene concessa loro l'autorizzazione a tornare negli Stati Uniti.

(fine Parte 3 - continua...)

giovedì 7 giugno 2012

Chapter 6: The Plexus - Parte 2


Volgograd, Russia. (Image courtesy of Wikipedia)

Giunti ad un rifugio sicuro, Henshaw spiega agli Agenti che il cadavere del magazzino appartiene all'agente CIA Nathaniel Greenberg (di cui l'Agente V.F. ha già sentito parlare): un paio di anni fa, indagando su un gruppo di estremisti (il già noto Fronte di Rinnovamento Socialista), Greenberg ha scoperto le connessioni con le Vercauteren Enterprises e si è imbattuto in Henshaw, con il quale ha collaborato fin da subito scambiando informazioni.

Greenberg aveva inoltre trovato prove del coinvolgimento di alcuni propri colleghi: a conferma di ciò, Henshaw riferisce che all'interno del magazzino, le forze dell'ordine troveranno un secondo cadavere, quello dell'agente CIA John Arnetovic, che era appostato come cecchino.
Probabilmente, lo scopo degli agenti corrotti era quello di far ricadere la colpa dell'uccisione di Greenberg sugli Agenti Delta, eliminando nel contempo anche questi ultimi e facendo risultare il tutto come un regolamento di conti.

L'inglese fornisce inoltre agli Agenti un taccuino reperito presso un armadietto della stazione ferroviaria Volgograd-1 (utilizzato sovente dai due per scambiare informazioni): poco prima di morire, Greenberg aveva informato Henshaw di aver scoperto finalmente cosa stessero cercando i suoi colleghi corrotti.

Le note sono cifrate, ma l'Agente V.F. riesce a decrittarle e ad ottenere le coordinate geografiche di quel che il defunto agente identifica come una "struttura segreta": la posizione (56.3 N, 82.5 E) indica una zona a circa 200 km a nord di Novosibirsk.

Un rilevamento satellitare fatto effettuare dall'Agente L.C. rivela come il luogo sia una distesa brulla e rocciosa, senza particolari segni distintivi di un qualsivoglia edificio: anche altre scansioni per rilevare attività termica danno esito negativo.

Per raggiungere la destinazione, Henshaw suggerisce di sfruttare il cargo pilotato da un suo contatto affidabile, di cui è noto solo il nome di battesimo: Nikolay.
Quest’ultimo, raggiunto all’aeroporto di Volgograd, dopo un’iniziale perplessità mitigata da una opportuna offerta di denaro, si dichiara disponibile a trasportare gli Agenti fino all’aeroporto ausiliario Yeltsovka, 8 km a nordest di Novosibirsk.


Novosibirsk, Russia. (Image courtesy of Wikipedia)

Il viaggio aereo dura approssimativamente 4 ore: l'agente MI6 suggerisce di noleggiare un UAZ 4x4, in grado di affrontare tutti i tipi di terreno, con il quale percorrere i circa 200 km verso il luogo prestabilito.

Il viaggio in auto non presenta particolari problemi: dopo circa 50 km da Novosibirsk, gli insediamenti umani diminuiscono rapidamente e il paesaggio circostante diventa sempre più brullo.
Man mano che gli Agenti si avvicinano alla destinazione, si nota un peggioramento nel clima: al momento, infatti, una perturbazione nevosa staziona su una vasta area comprendente anche la località segreta.
Con l'approssimarsi della sera, e considerando anche le condizioni del tempo, gli Agenti trascorrono la notte presso una delle rare locande presenti sul tragitto.

L'Agente L.C. nota che la copertura del cellulare è praticamente assente, compresa quella satellitare, ed anche le comunicazioni radio presentano seri problemi.
Il gestore della locanda li informa che è una situazione che si ripete frequentemente, specialmente in condizioni di clima avverso.

Il mattino dopo, gli Agenti raggiungono il luogo indicato dalle coordinate: si nota una traccia di pneumatici che si allontanano dalla strada subito dopo un'altura.
Posizionandosi su di essa, gli Agenti notano ad una cinquantina di metri una formazione rocciosa parzialmente innevata, nella quale è stata ricavata un'apertura.
Presso la struttura è presente un SUV: evidentemente si tratta della stessa macchina che ha lasciato le tracce.
Curiosamente, di guardia alla struttura c’è un solo individuo, che cammina avanti e indietro nervosamente, guardando verso l'apertura.

Gli Agenti L.C. e A.M. riescono ad abbattere l'uomo dalla distanza: il gruppo si avvicina quindi alla struttura, lasciando Henshaw di guardia e avvicinandosi all'ingresso.
L’entrata della struttura è simile a quella delle numerose caverne che si trovano in quella zona: una breve serie di gradini intagliati nella roccia conduce ad un portellone d’acciaio assicurato da alcune spesse barre d’acciaio. L'Agente A.M. rileva che l’ingresso è stato forzato in tempi relativamente recenti e poi riparato in modo da ripristinarne la chiusura.
Al momento comunque il portellone è sbloccato.
Presso l’ingresso una targa imbullonata reca il nome originale della base: Станция вечный источник (che Henshaw e l'Agente A.M. riescono a tradurre come "Stazione Fonte Eterna").

All’interno la temperatura è decisamente più mite rispetto all’esterno, evidentemente grazie ad un buon livello di isolamento realizzato nell'infrastruttura di cemento.
La base presenta una pianta circolare, con uno spazio centrale aperto, circondato da un anello di stanze.



Al centro, i gradini di una scala di metallo scendono intorno ad un pozzo largo circa 3 metri: una serie di cavi scende in profondità della base, collegata ad una rozza gabbia chiusa che funge da montacarichi.
A prima vista pare che la struttura si espanda per quattro livelli nel sottosuolo.

Quando gli Agenti entrano nella stazione, comunque, il primo livello appare deserto: una decina di vassoi con i resti del pasto testimoniano che l’ambiente centrale (adibito a mensa e sala riunioni) è stato evacuato in fretta.
Si sentono voci e rumori di spari provenienti dai livelli inferiori.

(fine Parte 2 - continua...)

lunedì 28 maggio 2012

Chapter 6: The Plexus - Parte 1


Washington DC, USA. (Image courtesy of Wikipedia)

L’azione prende il via al ritorno in sede dopo la conclusione dei fatti narrati nel Capitolo 5.

Durante il briefing relativo agli avvenimenti di Butte Flats, McGraw informa gli Agenti che i prigionieri sono stati trasferiti presso una struttura medica di fiducia dell'Agenzia. Si tratta di 25 individui di varia età, sesso e razza: si trovano tutti in condizioni abbastanza precarie di salute sia mentale che fisica.
Concludendo, invita gli Agenti a seguire gli indizi reperiti in Oklahoma e che conducono a Volgograd finché la pista è calda: essi disporranno di un permesso rilasciato all’Agenzia Delta da parte del Ministero degli Affari Interni russo per poter passare la dogana con le armi.

Gli Agenti N.S., L.C., F.M. e A.M. si recano presso la clinica, dove un dottore li scorta presso una sala in cui sono ospitati i pazienti: la scena che si presenta ai loro occhi è quella tipica di un istituto per il trattamento delle malattie mentali.
La maggior parte delle persone siede in disparte o cammina in circolo per la stanza.
Il dottore li informa che è in corso un processo di identificazione dei soggetti, complicato dal fatto che molti non ricordano il proprio nome, o non sono in grado di comunicare.
Tutti, in varia misura, riportano vari segni di bruciature, tagli, interventi chirurgici e maltrattamenti sia fisici che psicologici.

L'Agente F.M. chiede se sia possibile ipotizzare un trattamento ipnotico per cercare di portare in superficie la coscienza dei pazienti, ma il dottore sostiene che al momento il loro equilibrio psicofisico è ancora troppo fragile, e un approccio così invasivo potrebbe peggiorare la situazione: sicuramente sarà possibile procedere in tal senso in futuro.

Il medico riferisce anche agli Agenti che alcuni soggetti hanno manifestato caratteristiche peculiari: ad esempio Dale, una donna di colore sulla cinquantina, pare dotata di un udito eccezionalmente sensibile, in grado di sentire i rumori più flebili e distanti; un altro uomo leggermente più giovane, invece, ha dato segni di possedere una carica magnetica naturale, la cui intensità cresce di pari passo con la sua agitazione.

A un certo punto, la ragazza conosciuta come Annabelle riconosce gli Agenti e chiede loro nuovamente informazioni riguardo a "Mike", specificando che il nome di quest’ultimo è Michael Bellevue.
L'Agente L.C. effettua una ricerca sui dati anagrafici, trovando conferma al proprio sospetto: Michael Bellevue (nato a Lafayette, Louisiana, nel 1970) è il vero nome di Michael Workman, sparito nel 1986 in seguito ad un aggressione subita in casa dalla propria famiglia, che è stata completamente sterminata nell'occasione.
Un articolo correlato a Bellevue riporta un fatto singolare, accaduto nel 1985: alcuni teppisti avevano torturato e ammazzato un cane, quando il ragazzo si avvicinò e rianimò l'animale, aizzandolo contro gli assalitori.

Annabelle (che ricorda anche il proprio cognome: Gillick) ricorda di aver conosciuto Michael quando è stata portata al campo di prigionia di Butte Flats. Il ragazzo si affezionò subito a lei, e le promise che sarebbe riuscito a farla uscire da quella situazione.
Annabelle racconta che Mike è intervenuto varie volte per difenderla dagli aguzzini, e in un'occasione uno dei carcerieri è morto perdendo copiosamente sangue dal naso dopo un confronto con Bellevue, senza che quest'ultimo l'abbia minimamente sfiorato.

La ragazza ricorda frammenti sparpagliati di quanto accadutole dopo essere stata rapita (inizialmente una banda di balordi, quindi gli aguzzini del campo di prigionia): più volte è stata in grado di sopraffare i propri carcerieri e scappare, ma è stata sempre stata individuata e ricondotta al campo.

Una ulteriore ricerca da parte dell'Agente L.C. conferma che una ragazza di nome Annabelle Gillick di età compatibile risulta morta con la propria famiglia in un incidente stradale a Eureka, Nevada, nel 1994.

Su invito del dottore, gli Agenti abbandonano l'edificio e si preparano per il viaggio del giorno successivo.


Volgograd, Russia. (Image courtesy of Wikipedia)

Il volo - su jet privato dell'Agenzia - dura circa 12 ore: all'arrivo all'aeroporto i funzionari del Ministero degli Affari Interni, come previsto, non causano contrattempi, e gli Agenti possono procedere al noleggio di un'autovettura.
Fuori dall'hotel in cui sono alloggiati, l'Agente N.S. nota un'auto con a bordo due persone: evidentemente poliziotti incaricati di tenere d'occhio gli Agenti. Il mattino seguente l'auto non è più in bella vista.

Il sopralluogo in ulitsa Tsiolkovskogo 34 rivela una zona di magazzini con un viavai di operai e autotrasportatori: il deposito di interesse per la missione è chiuso con una catena e sorvegliato - elemento che lo distingue dagli edifici attigui - da una videocamera mimetizzata nella parete. E' verosimile che esista un altro ingresso nel cortile interno.
L'Agente A.M. effettua un tentativo di infiltrarsi tra gli operai per tentare di accedere dal retro, ma senza successo.
Partendo da una centralina telefonica, l'Agente L.C. riesce a determinare che la telecamera individuata è l'unica attiva: gli Agenti decidono quindi di attendere la sera e provare ad accedere dal retro attraverso un altro magazzino.

Al momento convenuto, l'Agente A.M. riesce a forzare un deposito attiguo e la porta sul retro del magazzino in questione: l'interno è completamente vuoto salvo alcuni detriti e scatoloni vuoti.
In un angolo del magazzino c'è una scrivania, dietro la quale sporge la sagoma di un uomo riverso a terra morto.
Una voce alle spalle degli investigatori spiega che si tratta di un agente della CIA: gli Agenti si girano e si trovano faccia a faccia con Rupert Henshaw, l'agente MI6 che avevano conosciuto a Paramaribo.

L'inglese dichiara che spiegherà qualunque cosa nel dettaglio, ma invita gli Agenti ad uscire in fretta dall'edificio in quanto qualcuno potrebbe aver allertato la Milizia: ed in effetti mentre gli Agenti lasciano il magazzino, si sente il suono delle sirene in avvicinamento...

(fine Parte 1 - continua...)

mercoledì 2 maggio 2012

In dirittura d'arrivo

Mancano ancora alcuni particolari, ma a breve sarò operativo con la nuova puntata di Conspiracy...